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Itinerari
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Antichi Italici e Santi Eremiti

Si esce da Caramanico in direzione Pescara e, dopo circa 20 km, giunti a Scafa, si prosegue a sinistra lungo la Tiburtina.
Oltrepassato l'abitato di Popoli, sulla destra si imbocca il bivio per Corfinio.
La cattedrale sorge poco oltre il centro del paese.
Ritornati sulla statale si prosegue in direzione Sulmona e, qualche km prima della cittadina, sulla sinistra, si raggiunge la frazione Badia, da cui una strada sale fino al piazzale antistante il santuario di Ercole Curino.
Per raggiungere l'Eremo si prosegue a piedi, in discreta salita, per circa mezz'ora.

Corfinio (349 metri s.l.m.)

L'antica Corfinium legò il suo nome alla rivolta dei popoli italici contro Roma durante la guerra sociale del 91 a.C., rivendicando il diritto alla piena cittadinanza romana: gli insorti stipularono un patto sociale proclamando Corfinio capitale della lega con il nome di Italica (prima comparsa ufficiale del nome del nostro paese) e battendo addirittura moneta.
A testimonianza dell'antico splendore, si trovano numerosi reperti custoditi nel museo delle antichità corfiniesi (attualmente in riallestimento) e una spettacolare rievocazione storica dell'evento (la seconda domenica di agosto).

La Cattedrale di San Pelino

Sulle rovine di Corfinium il potente abate Trasmondo avviò nella seconda metà del XI la costruzione di un solido borgo fortificato per consolidare il prestigio e le capacità di autodifesa della diocesi di Valva.
Contemporaneamente ebbe inizio l'edificazione della cappella di Sant'Alessandro che, mai portata a termine, divenne un'appendice laterale della basilica di San Pelino, completata un secolo più tardi. Oggi il complesso valvense costituito dai due edifici religiosi è tra i più importanti monumenti medievali d'Abruzzo.
In Sant'Alessandro è evidente l'esaltazione dell'antica gloria italica per l'ampio uso di materiale di recupero: lapidi, capitelli, iscrizioni di età classica, inseriti soprattutto nei muri perimetrali.
All'interno, nel catino absidale, si trovano pregevoli affreschi trecenteschi: Sant'Onofrio eremita affiancato da San Giovanni e dalle Sante Caterina e Anatolia, e Sant'Alessandro tra angeli e oranti.
L'austero interno di San Pelino, a tre navate, è invece impreziosito tutto dall'ambone del XII secolo, che rivela, pur nella maggiore sobrietà, la mano delle stesse maestranze che produssero lo splendido ambone di San Clemente a Casauria.
L'esterno si segnala per la raffinata cornice ad archetti pensili che corre lungo le navate, le belle absidi poligonali e le decorazioni del portale, che divennero prototipo di frequenti imitazioni in molti edifici religiosi abruzzesi.

La Badia Morronese

L'imponente complesso abbaziale che sorge ai piedi di Sant'Onofrio (monastero, chiesa e cortili) fu casa madre dell'ordine dei celestini per diversi secoli. Lo fondò il futuro Celestino V, ampliando una chiesetta dedicata a Santa Maria. Le linee sei-settecentesche, di buona parte del complesso, sono dovute a un sostanzioso restauro successivo al terremoto del 1706. Della primitiva costruzione rimane la bella cappella Caldora, ornata da affreschi e dal quattrocentesco monumento funebre, opera di Gualtiero d'Alemannia. Dal secolo scorso fino a qualche anno fa, l'edificio ha ospitato il penitenziario di Sulmona. Attualmente sono in corso progetti per restituirlo ad una funzione più consona.
Per la visita ai tre monumenti di Badia contattare l'ufficio turistico di Sulmona, Tel. 0864/21.02.16 oppure il custode dell'Eremo, Tel. 0864/25.12.55

Santuario di Ercole Curino

Nei pressi dell'eremo si trova una interessante area archeologica, con i resti di un antico santuario italico dedicato a Ercole, il cui culto ebbe straordinaria diffusione tra i peligni. Il tempio, per molto tempo ritenuto erroneamente la "villa" di Ovidio, si articola su tre terrazze, disposte lungo il pendio della montagna; in quella superiore è stato riportato alla luce un pregevole pavimento a mosaico policromo con delfini, folgori e tralci vegetali.

L'Eremo di Sant'Onofrio al Morrone

Posto a 637 metri su una ripida parete del Monte Morrone, l'eremo è quasi inscindibile dal contesto ambientale, nonostante la radicale ricostruzione dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.
Il luogo è legato a due momenti cruciali della vita di Celestino V. Qui nel 1294 fu raggiunto da Carlo II D'Angiò e da alcuni legati pontifici che gli annunciarono l'inattesa elezione a Papa.
Qui egli ritornò, ma per breve tempo, dopo il "gran rifiuto" del soglio pontificio (ricordato anche da Dante).
Gli elementi più interessanti dell'interno sono alcuni affreschi di epoca celestiniana di un artista locale (Maestro Gentile da Sulmona) e le umili cellette in cui dimorarono il Papa anacoreta e il suo discepolo prediletto, Roberto da Salle.
E' tuttavia nella grotta sottostante (occupata probabilmente da Celestino prima della costruzione dell'eremo) che si concentra particolarmente la devozione popolare.
In questo luogo ritenuto pregno di santità, rivivono pressoché immutati antichissimi riti, dallo strofinamento alle pareti (perché "assorbano" i mali corporei) alla raccolta dell'acqua "santa" che gocciola dalle pareti.

Il giorno del Lunedì dell'Angelo ha luogo una sentita processione fino all'eremo.